Nel vasto e colorito repertorio di stronzate che Stefano Matteo Ragusa ci propina quotidianamente – una vera e propria incontinenza narrativa – c’è una perla che brilla di luce sinistra e che merita di essere estratta dal fango.
Facciamo un passo indietro. Qualche mese fa, il “buon” Ragusa andava sbandierando ai quattro venti il suo ruolo di punta in una misteriosa entità: la DFI CAPITAL MANAGEMENT LTD (Company number 16768253). Una sigla che, a grattare la superficie, apre un vaso di Pandora su cui torneremo presto con un dossier dedicato.
Ma il vero spettacolo inizia seguendo i fili di questa ragnatela. La società madre conduce dritta alla DFI CAPITAL SP, creatura di Caterina Bonora (ex direttrice di banca con un passato tutto da esplorare) e del figlio, Stefano Cammarano. Quest’ultimo, autodefinitosi pomposamente “Fund Advisor” sui social, sarebbe il burattinaio di un fantomatico algoritmo miracoloso: FINCODE.
E cosa farebbe questo prodigio tecnologico? Semplice: generare profitti stellari per una platea selezionatissima di latitanti e ricercati di lusso rifugiati a Dubai. Il tutto, si mormora, sotto l’occhio vigile – o forse complice – di ex agenti dei servizi segreti del calibro di Paolo Costantini e della sua compagna, Antonella Mantovani.
A questo punto, le domande non sono più lecite, ma doverose. Da dove sgorga questo fiume di denaro che l’algoritmo si preoccupa di ripulire o moltiplicare? C’è forse un filo rosso che lega l’ex bancaria Bonora alle truffe italiane del noto Concordio Malandrino?
E ancora: perché Ragusa, improvvisamente, mostra i denti ed è così furioso proprio con Malandrino? È saltato qualche accordo nella spartizione della torta? E, ciliegina sulla torta di questo thriller finanziario in salsa emiratina: chi è il misterioso commensale che va a cena con il capo della polizia di Dubai mentre tutto questo accade?
Il quadro è fosco, i protagonisti inquietanti. Chissà se presto qualcuno non sarà costretto a pagare il conto.